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IL SANTUARIO


Il santuario della Madonna de Finibus Terrae è tra i più celebri dell'Italia meridionale.
La data di fondazione della chiesa cristiana sul promontorio di Punta Meliso è dubbia: i pochi dati certi si intrecciano con le leggende raccolte, soprattutto nel VII secolo, da diversi scrittori, tra i quali i religiosi Francesco Pirreca e Luigi Tasselli.
Il tempio era in origine dedicato a Minerva: a testimonianza del primitivo culto pagano un’area lapidea è tuttora conservata sul lato destro dell’ingresso del santuario.
Un'epigrafe sulla porta centrale dell'atrio ricorda che nel 43 dopo Cristo alcuni discepoli di san Pietro dedicarono il tempio pagano di Minerva alla Vergine Maria, e che nel 59 esso divenne sede vescovile; su un'altra lapide si legge che nel 343 il Pontefice Giulio I vi celebrò la prima messa, concesse numerose indulgenze e consacrò alla Madonna la chiesa, ricostruita ed ampliata dopo che fu distrutta a seguito delle persecuzioni dei cristiani ordinate da Diocleziano e Galerio.
Secondo la tradizione religiosa più diffusa, san Pietro approdò a Leuca durante il viaggio che dall'Oriente lo portava a Roma. Colpito dalla bellezza del luogo, chiese a san Luca di dipingere un ritratto della Vergine da lasciare nel tempio di Minerva, che sarebbe poi diventato il santuario della Madonna di Finibus Terrae.
Ancora, secondo le cronache del tempo il 13 aprile 365 la Vergine Maria salvò con un miracolo le popolazioni del Capo di Leuca da un maremoto: si instaurò così un culto devozionale che portò all'edificazione del santuario. Altri interventi miracolosi accrebbero in seguito la fama del tempio, come la liberazione del condottiero Boemondo Altavilla dai turchi. Si narra anche che nel 1456 Alfonso il Magnanimo organizzò un pellegrinaggio al santuario, a cui parteciparono trecento bambini, come ringraziamento per essere scampati a un disastroso terremoto.
La storia del santuario annovera diverse distruzioni ad opera dei pirati turchi, a cui fecero seguito il trasferimento del vescovo nella più sicura sede di Alessano e numerose e faticose ricostruzioni. Rilevante fu quella operata nel 1507 dal vescovo Giacomo del Balzo, che commissionò l'icona della Vergine con il Bambino a Giacomo Palma Junior, allievo del Tiziano.
Dopo il devastante incendio nel 1624, in cui l'originaria icona dipinta da san Luca andò distrutta, il santuario fu ricostruito per volontà del Vescovo di Alessano Giovanni Giannelli tra il 1720 e il 1740 e assunse l’aspetto che ha tutt’oggi. Le facciate non sembravano quelle di una chiesa ma quelle di un edificio civile: dal mare si vedeva non un tempio ma un massiccio palazzo a due piani, con contrafforti e finestre da casa d'abitazione. All'interno, piccole buche nei muri e nelle volte permettevano di gettare pietre ed ostacoli all'invasore che fosse riuscito a penetrare il perimetro dell'edificio.
Nel 1818 le curie arcivescovili di Alessano e Leuca vennero soppresse ed annesse a quella di Ugento. Tra il 1874 e il 1885 la chiesa fu interamente ristrutturata a cura del vescovo Luigi Zola ed acquistò il suo aspetto attuale.
Significativi contributi alla spiritualità del luogo e alla riqualificazione del santuario derivarono dall'operato del vescovo di Ugento Giuseppe Ruotolo e dall'insediamento, nel 1943, di una comunità di frati francescani nella parrocchia di Cristo Re, seguiti l'anno successivo dalle Suore "Figlie di Santa Maria di Leuca".
Nel 1990 Papa Giovanni Paolo II concesse al Santuario de Finibus Terrae il titolo di Basilica Pontificia Minore: in forza di tale privilegio i fedeli possono, in determinati giorni, chiedere indulgenza plenaria.
L'odierna facciata settecentesca del Santuario, che simula il fronte di un edificio civile, nasconde all'interno, separata da un atrio, la facciata più antica, con un portale cinque-seicentesco che introduce ad un'unica navata a croce latina. Sull'altare maggiore a marmi intarsiati (1726) si staglia l'immagine della Vergine Maria con il Bambino, dipinto dal veneziano Giacomo Palma Junior (1544-1628), allievo del Tiziano. Tra le tele conservate all'interno della chiesa vi sono alcune pregevoli opere del settecentesco pittore Aniello.

 

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